Abbazia di San Felice - Lo. Castel San Felice - Sant'Anatolia di Narco (Pg)
II mito di fondazione dell'abbazia tratto dal
Leggendario di San Felice del secolo XII, narra che San Mauro, venuto dalla Siria con altri trecento compagni, si ritirò con il figlio Felice e con la nutrice in un luogo solitario ove edificò un piccolo eremo.
Le popolazioni della zona che li veneravano in vita per averli liberati da un drago che ammorbava l'aria con i suoi miasmi ed aver operato altri miracoli, li celebrarono in morte con la costruzione di una chiesa a Castel San Felice sopra l'eremo dove erano stati sepolti.
La leggenda del drago, scolpita a rilievo nel fregio sotto il rosone, viene interpretata come una metafora della bonifica della zona dalle paludi ad opera dei monaci di San Felice.
Alla chiesa, riedificata nel 1190, mirabile esempio di architettura romanica spoletina, è annesso un piccolo monastero riferibile ai secoli XV e XVI. L'interno della chiesa è a navata unica coperta a capriate con presbiterio soprelevato delimitato da plutei ornati da decorazioni a mosaico.
Lungo le pareti restano solo frammenti della decorazione pittorica ad affresco, fra cui spicca una
Adorazione dei Magi, di un pittore tardo gotico della prima metà del secolo XV.
Da due passaggi laterali si accede alla cripta coperta da volte sorrette da una colonna centrale; le tre absidi accolgono due altari e, al centro, un sarcofago in pietra rossastra dove, secondo la tradizione, sono custodite le spoglie dei santi Mauro e Felice. L'abbazia è stata restaurata in occasione del Giubileo del 2000.
Pratiche terapeutiche e propiziatorie
I rituali terapeutici praticati nell'abbazia di San Felice sono attestati, fra l'altro, da monsignor Carlo Giacinto Lascaris che, in occasione della sua visita pastorale del 1712, annotava che "davanti all'altare maggiore v'è il presbiterio elevato e spazioso. Nel mezzo v'è una buca chiusa con grata di ferro per cui le donne spinte da fanatismo lavano la testa dei figli con l'acqua di una vicina sorgente per liberarli dalla scabbia".
Nella diffidenza del Lascaris per queste forme di devozione potrebbe aver influito la cattiva fama che l'abbazia si era procurata con le pratiche di guarigione inserite nell'elenco delle azioni ingannevoli citate dallo "Speculum Cerretanorum" dell'urbinate Teseo Pini (1589).
Fra le varie specie di ciarlatani individuate dal Pini figurano anche i "Lotores" che operavano presso l'abbazia di S. Felice citando, in particolare, un tal priore Andrea che prometteva per denaro di far crescere i fanciulli e di guarire gli infermi lavandoli con l'acqua del fiume Nera.
L'acqua veniva attinta da una risorgiva che sgorga sotto il complesso abbaziale e che era ritenuta "miracolosa", tanto da essere impiegata fino a non molto tempo fa per lavare i bambini affetti da sfogo cutaneo. La sorgente, resa inaccessibile dall'abbandono dell'abbazia, è stata recentemente recuperata assieme alle vasche nell'intervento di restauro che ha riguardato l'intero complesso.
Il sepolcro dei SS. Mauro e Felice conservato nella cripta, protetto da una grata di ferro, era oggetto di devozione "concorrendovi molti Popoli a venerarli nel giorno della loro festività; ricevendone da Dio, per i loro meriti, molte gratie, massime quelli, che hanno la febre", come ricorda lo Jacobilli.
Calendario
La festa liturgica di San Felice si celebra il 16 giugno nella ricorrenza del giorno della sua morte (16 giugno 535) e di quella del padre Mauro (16 giugno 555).
Come raggiungere l'abbazia di San Felice
L'Abbazia s'incontra lungo la strada statale n. 209 Valnerina in località S. Felice di Narco (m 315).
Per saperne di più
Relazione della visita pastorale diMons. G. Lascaris, 1712, ms, Biblioteca Comunale di Foligno; Jacobilli Ludovico, Vite de' Santi e beati dell'Umbria, I voi., Foligno, 1647-1661; ristampa anastatica, Forni Editore, Bologna, 1971; Camporesi Piero (cur.), Il libro dei Vagabondi, Giulio Einaudi editore, Torino, 1973; AA.W., La Valnerina. Il Nursino. Il Casciano. Manuali per il territorio, Edindustria, Roma, 1997.